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ULIVETI
Siamo convinti, il territorio, può esprimere il suo carattere, dando una continuità al mondo contadino, che in Toscana più che in altre zone è la base di ogni produzione di qualità.
Podere Croce di Febo. Il Podere prende il nome dalla Croce che, Ferdinand Baldassar Audibert, detto “il seminatore di croci”, pose sull’incrocio adiacente il casale tra la metà e la fine del 1700. Con esposizione a sud ed un terreno per lo più tufaceo ma non privo di scheletro sorge il nostro oliveto più vecchio e più alto con le cultivar più antiche e note come l’olivastro , il correggiolo e l’oriolo accanto a variètà meno note come il caprino (probabilmente una vecchia cultivar di maremmano).
Podere Pietra del Diavolo.
Si narra che quando nel 1500 fu deciso di usare il tufo di Fonte Lellera per la costruzione della Chiesa di S.Agnese, il diavolo in persona venne per la via di Fonte Lellera con il suo carro trainato da cavalli di fuoco e che, nel punto in cui passarono le ruote, la rena gialla si trasformò all’istante in pietra durissima, per impedire ai mastri muratori di terminare la Chiesa.
Ancora oggi quel luogo è chiamato la Pietra del Diavolo e, come tutte le leggende, anche questa tende a “spiegare” una realtà, la pietra. Un lastrone, grande come una piazza, affiora a metà del colle, degradando lentamente verso gli strati più profondi del terreno. In alcuni punti la terra si riduce a poche decine di centimetri, le piante che riescono a sopravvivere, si direbbe quasi per dispetto, crescono lentamente perché più impegnate a farsi strada con le radici che a innalzarsi al cielo. Quel poco di terra è un misto di limo, argilla, tufo, pietrisco e sopratutto fossili, ma la povertà del suolo è la ricchezza delle produzioni agricole, le viti e gli olivi tendono naturalmente a concentrare le loro energie in piccole, ma proprio per questo, straordinarie produzioni.
Nella Parte più in piano tra la vigna nuova e la vigna vecchia 250 piante di olivo completano il quadro delle coltivazioni del Podere Pietra del Diavolo.
Podere Monti.
L’ultimo Podere prima dei Monti Cappuccini sotto ad un bosco fittissimo di cerri e querce che crescono lentamente facendosi strada con le radici tra le pietre per trovare un po’ di terra .
Ai Piedi dei monti Cappuccini sotto ad un bosco fittissimo di cerri e querce che crescono lentamente facendosi strada con le radici tra le pietre per trovare un po’ di terra ; in posizione ventilata, su un terreno eterogeneo di limo e argilla rossa e gialla, molto ricco di pietre fossili e ferro, ma povero di azoto e potassio, abbiamo reimpiantato nel 2003 e nel 2004 400 alberi di ulivo e recuperato quel che rimaneva dei vecchi oliveti.
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